
02 Ottobre 2026
Alex Brai, SX
Italia
I giovani che dovrebbero fare notizia
I giovani che dovrebbero fare notizia
Altruisti, generosi, in cerca di senso: il ritratto dei ragazzi che scelgono di partire in missione racconta una generazione molto diversa da quella dei titoli di cronaca.
Oggi più che mai si sentono notizie negative sugli adolescenti e sui giovani. Superficialità, violenza, menefreghismo, individualismo: sono solo alcune delle parole che associamo alla società di oggi e, in particolare, al mondo giovanile.
In realtà esiste tutto un mondo di giovani – e sono convinto che sia la maggioranza – abitato da sentimenti buoni e da grandi aspirazioni.
Quest’anno, da quando mi è stato chiesto di seguire XAVI, il volontariato internazionale saveriano, ho incontrato tanti giovani. Mi sono confrontato con loro, li ho ascoltati e con molti ho fatto un pezzo di strada insieme, qui in Italia o direttamente in missione. Pensando a loro, le parole che mi vengono in mente sono altre: altruismo, generosità, semplicità, ricerca di profondità e di senso nella vita, desiderio di incontrare l’altro, curiosità, umanità.
Ho accompagnato i volontari partiti per alcuni mesi o per un anno nelle Filippine, in Bangladesh, Thailandia, Sierra Leone, Ciad e Mozambico. Passare del tempo con loro e ascoltare i racconti dei missionari e delle missionarie che li hanno ospitati mi ha aperto un mondo nuovo sui giovani.
Che cosa cercano questi ragazzi? Che cosa li spinge a partire? Che cosa abita nei loro cuori?
Il desiderio di pienezza
Prima di tutto c’è il desiderio di pienezza, che cercano attraverso l’esperienza in missione. Nella vita di molti giovani matura spesso la consapevolezza che quello che stanno facendo non basta. Un giorno, mentre ci confrontavamo, un ragazzo mi ha detto:
«Alex, sono felice, sto bene, ma allo stesso tempo sento che quello che faccio non mi basta. Sento di volere e di poter fare qualcosa di più, e penso che la missione sia ciò che fa per me».
È un po’ come ascoltare il giovane san Francesco, pronto a partire per terre lontane, o intravedere il desiderio del giovane san Guido Maria Conforti di essere missionario per il mondo.
La gioia del tempo donato
Accanto a questo desiderio, in ogni giovane che parte è evidente la gioia di dedicare tempo all’altro, gratuitamente. Una delle difficoltà più grandi di oggi, soprattutto per i giovani, è proprio trovare tempo: le giornate sono sempre più “riempite” da attività, incontri e appuntamenti, e dedicare tempo all’altro diventa una vera missione.
Vedere un ragazzo o una ragazza che dona mesi della propria vita, o anche un anno intero, che mette in pausa il percorso universitario o chiede un’aspettativa dal lavoro, è segno di uno spirito gratuito e disinteressato, rivolto al bene dell’altro. D’altronde, nella formazione dei volontari ripetiamo spesso: «Il dono più prezioso che portate in missione è il vostro tempo, il vostro stare gratuitamente insieme alla gente».
Una sete di spiritualità
Ma l’elemento forse ancora più presente nei giovani che partono è il bisogno di spiritualità e di profondità. Spesso non viene espresso in modo esplicito, ma lo si intravede nei discorsi, negli atteggiamenti e certamente nella scelta stessa di partire con noi, missionari consacrati che vivono la comunità, la preghiera e l’apostolato perché abitati dallo Spirito, vero protagonista della missione.
La vita comunitaria e la preghiera non sono elementi secondari dell’esperienza missionaria: ne sono il fondamento, il punto di forza, il motore che permette poi di fare missione.
Le fatiche e le ricchezze
Certo, in questo cammino le difficoltà non mancano. I dubbi di fede, la fatica di capire la cultura che li accoglie, le incomprensioni con la gente o con i membri della comunità, la stanchezza della quotidianità, a volte il sentirsi inutili, la solitudine e tanti altri limiti personali fanno parte della missione.
Ma anche tutto questo si impara ad affrontarlo. E quando si riesce ad andare oltre, ci si rende conto che partire vale la pena, perché la missione offre tante ricchezze: la bellezza di nuove culture, l’incontro con altre religioni, le relazioni profonde che nascono, i progetti che si realizzano e, soprattutto, il sentirsi parte della grande missione di Cristo: fare del mondo una sola famiglia.
Mi piacerebbe che questi giovani occupassero sempre più spesso la prima pagina dei giornali. Sono loro i giovani che dovrebbero fare notizia, e sono loro a rispecchiare davvero la realtà dei giovani di oggi.


