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Fare del mondo una sola famiglia, senza confini

Fare del mondo una sola famiglia, senza confini

"Ho viaggiato per poter capire".

Tempo fa camminando per le vie di Bologna mi capitò di imbattermi in questo poster creato da un'artista la cui arte consiste nel recuperare fogli di giornale e ridare vita ad alcune frasi o titoli, isolandoli e mettendoli in risalto grazie a sfondi colorati.

Questa frase mi colpì subito. Mi chiesi se fosse questo quello che stavo facendo, viaggiare per poter capire?

Ho sempre vissuto il viaggio come una delle esperienze più arricchenti che la vita potesse darmi. Se chiudo gli occhi posso immaginarla, quella sensazione che cresce dentro di me la sera prima di una partenza. Un nodo allo stomaco, il formicolio alle mani e la consapevolezza di sapere cosa stai lasciando ma non cosa troverai.

Penso all'enorme fortuna di avere un corpo sano, le possibilità di chi è nato nella parte fortunata del mondo e all'opportunità di vedere con i miei occhi luoghi meravigliosi, a volte profondamente diversi da quello che conosco, a volte complicati da comprendere e da accettare.

La cosa che più mi affascina è l'idea di conoscere nuove persone, le loro storie, i loro volti e i loro pensieri. Scoprire nuove culture e ogni volta rendersi conto che nonostante le innumerevoli differenze che ci dividono, esistono sempre punti di incontro che ci portano a stringere legami.

Viaggiare però non è solo questo, è anche vedere cose che non ci piacciono, che ci lasciano disturbati, confusi, addolorati. Vedere con i tuoi occhi la povertà di certi popoli, le ingiustizie che subiscono, ti cambia e ti restituisce un senso di impotenza.

La cosa che mi fa tremare di paura è l'assuefazione che noi tutti stiamo sviluppando nei confronti delle atrocità che vediamo ogni giorno con i nostri occhi, attraverso uno schermo.

Bambini denutriti, mutilati, malati e feriti. I loro occhi, il loro sguardo. Mi penetrano l'anima, mi fanno provare una rabbia e senso di impotenza che non fanno altro che crescere, giorno dopo giorno. Eppure, dopo aver guardato queste immagini, dopo aver letto dell'ennesimo diritto privato davanti agli occhi del mondo intero, davanti alla morte di migliaia di persone innocenti, alla loro sofferenza profondamente ingiusta, la vita va avanti.

Da un lato pensi che non ci sia speranza, che l'umanità sia morta con queste persone. Non credi più ad un lieto fine, perché hai studiato la storia e senti il suo peso.

Puoi decidere di arrabbiarti, di essere negativo, di non crederci più.

Ma tu sei vivo e la vita va vissuta, anche per tutti quelli che non possono vivere la loro, per chi è malato, per chi vorrebbe profondamente e non può. Non puoi sprecarla, per nessuna ragione.

È un po' di tempo ormai che sento di voler partire, ma questa volta per dedicare me stessa agli altri. Per aiutare chiunque possa aver bisogno del mio aiuto, per fare un pezzo del nostro cammino insieme.

Nonostante questa volontà, non riuscivo a trovare la strada giusta, un progetto che mi convincesse. Ma proprio nel momento in cui stavo per abbandonare l'idea, per circostanze del tutto inaspettate, ho conosciuto i Missionari Saveriani.

Senza nemmeno conoscermi, mi hanno invitata a trascorrere un weekend con loro e tante altre persone, nella Casa Madre dei Missionari Saveriani.

Ho accettato subito, senza pensarci due volte, ma anche senza particolari aspettative. Appena arrivata sono rimasta sorpresa dall'accoglienza calorosa che mi è stata riservata, dal genuino interesse di tutte le persone che avevo intorno a me.

In questi pochi giorni, ho avuto modo di scoprire un mondo di cui non ero a conoscenza, che mi ha aiutata a ritrovare quella speranza nel futuro e nel prossimo che forse un po' stavo perdendo.

Sono stati tre giorni molto intensi, ricchi di attività, laboratori, scambi di testimonianze e momenti di riflessione molto preziosi. Ho conosciuto persone che, come se fossimo sulla stessa lunghezza d'onda, mi hanno fatta sentire compresa e ascoltata in poco tempo. Ho trovato che fosse bellissima l’eterogeneità del gruppo che si è formato, che comprendeva missionari che da lì a poco ci avrebbero raccontato della loro esperienza, persone in partenza nei prossimi mesi e molte persone che, come me, arrivavano da un contesto esterno.

Ho apprezzato molto le testimonianze delle persone che nei mesi e negli anni passati sono state in missione, chi per tanto tempo e chi per meno, in tante parti del mondo profondamente diverse tra loro.

Tre frasi, nei racconti di queste persone, mi hanno colpito particolarmente.

"Eravamo lontani, ma camminavamo insieme"

Da sempre, quando penso a questa spinta da dentro, questa voglia di partire e di dedicarmi agli altri, penso anche a chi lascerei indietro, a casa. Penso alle loro preoccupazioni, alla distanza fisica che ci separerebbe, al tempo che passa e alla paura che non sempre questo desiderio venga compreso fino in fondo. Ma quando questa missionaria parlava della sua esperienza, raccontando il suo vissuto e, riferendosi alla sua famiglia, ha pronunciato questa frase, mi si è scaldato il cuore. Questo è l'augurio che faccio a me e a tutte le persone che sono in procinto di partire per una missione.

"Non esiste la certezza prima di una scelta"

Quando ho sentito pronunciare questa frase, ho pensato che, nonostante la mia tendenza a pianificare tutto, a cercare di avere le cose sempre sotto controllo e ben organizzate, forse una dose di incertezza è il prezzo da pagare per prendere una decisione, che in ogni caso sarà un tassello importante del mio percorso.

"Viaggiare non significa mangiare chilometri"

Ho riflettuto a lungo sul significato di queste parole, perché spesso durante i miei viaggi ho cercato di organizzare tutto nei minimi dettagli per riuscire a vedere e fare più cose possibili, per non perdermi nulla. Ma ho capito che forse, quello che conta in un viaggio non è macinare distanze enormi, ma capire quando è il momento di rallentare e vivere più intensamente i luoghi, le persone e i legami.          Accettate che infondo "stare" a volte è meglio di voler "fare" tutto, tanto e subito.

L'ultimo giorno abbiamo visitato il Museo d'Arte cinese ed etnografico all'interno della Casa Madre. All'ingresso è presente "La corda della Saggezza", che illustra proverbi e aforismi della popolazione Lega del Congo. Sono rimasta colpita da uno di questi in particolare: "Arachide-Kalima: un solo seme di arachide va sotto terra, ma ne escono molti. (Il bene si moltiplica)".

Ho pensato spesso a quale fosse il confine tra il bisogno di aiutare il prossimo anche per sentirsi meglio in un mondo sempre più in conflitto e la volontà disinteressata nel farlo e nonostante io non sia ancora riuscita a darmi una risposta, penso che questo sia un ottimo modo di vedere le cose. Anche se solo una goccia, servirà a riempire l'oceano.

Ora, sono pronta a partire e ad accogliere la mia dose di incertezza, ad abbracciare un'esperienza che mi cambierà, a donare la mia goccia per l'oceano, e forse, perché no, a viaggiare per poter capire